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febbraio 8, 2019by admin0

Oggi voglio condividere con voi un capitolo tratto dal libro “Zerocinque” di UPPA.

Un libro che tratta diverse tematiche, in maniera semplice e pragmatica, con l’esperienza e la professionalità di figure di scienza!

L’alimentazione nel neonato è importantissima, la promozione dell’allattamento è sempre la prima scelta, ma possono esserci condizioni in cui questo non è possibile.

L’alimentazione artificiale non può garantire gli stessi nutrienti del latte materno, ma il latte artificiale è la migliore soluzione per nutrire il bambino nel primo anno di vita.

Il bambino non deve necessariamente prendere tutta la quantità di formula preparata: le quantità indicate sulle tabelle sono indicative, ma poi ogni bambino è diverso e sa autoregolarsi.

Neonati con malattie congenite (rare) come fenilchetonuria e galattosemia, non possono essere allattati con latte materno o possono assumerne piccolissime quantità.

Le formule in commercio devono rispondere a standard di sicurezza e qualità: le formule artificiali sono praticamente tutte identiche dal punto di vista della salute.

Sulla confezione troverete riportate quantità e tempi di somministrazione per fascia di età, ma queste quantità sono calcolate su una base statistica e la  media non combacia quasi mai con la realtà, sarete voi stesse a capire di cosa e quando ha bisogno il vostro bambino.

Una volta aperta la confezione, il prodotto va adeguatamente conservato per evitare che si rovini. Se usate una formula liquida, questa rimane sterile finché non aprite la confezione, ed è la scelta più sicura. La formula in polvere invece, non è sterile e può contenere più colonie di batteri. Si può eliminare questa contaminazione (che può avvenire in fase di produzione e confezionamento) scaldando l’acqua ad almeno 70°.

Fuori casa conviene usare un Thermos; se viene usato solo per questo, non è necessario sterilizzarlo. La formula così preparata va consumata entro due ore, per evitare prolificazione batterica, la formula può essere scaldata una sola volta dopo esser stata preparata, meglio evitare il microonde per non denaturare troppo le proteine.

La scelta migliore fuori casa è quella di portare una quantità misurata di latte in polvere, un contenitore con dell’acqua calda bollita ed un biberon sterile; oppure usare una formula liquida da scaldare al bisogno.

Tutto ciò che si usa per somministrare la formula al proprio bambino va sterilizzato, evitando così infezioni.

ATTENZIONE ALLA PUBBLICITA’.

L’Italia è impegnata nel rispetto del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, le infrazioni del codice possono essere segnalate all’IBFAN. Questo codice è stato elaborato dall’OMS al fine di fare buona informazione su allattamento e regolamentare il marketing delle formule artificiali.  Il codice si applica ad ogni alimento o bevanda che possa sostituire in parte o in tutto al latte materno. Essenzialmente il codice impedisce che venga fatta eccessiva pubblicità e promozione di tali prodotti disincentivando l’allattamento (ad esempio distribuzione di campioni gratuiti, buoni sconto, omaggi).


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febbraio 8, 2019by admin0

Congelare: bloccare l’acqua e sottrarla ai microrganismi e alle reazioni chimiche, l’acqua infatti diventa un cristallo di ghiaccio.

Ma quanto tempo ci vuole affinché avvenga questo cambiamento?

Se disponiamo di un abbattitore di temperatura, il processo avvenire brevemente, diverso per le tecniche casalinghe: in questo caso si formano cristalli grandi di ghiaccio che rovinano organoletticamente il cibo.

Se parliamo di tempi lunghi, parleremo di alimento congelato, tempi brevi, surgelato (l’alimento raggiungerà -18°c al cuore in tempi brevi).

Come congelare al meglio un alimento in casa?

Innanzitutto, i cibi vanno sempre riposti in contenitori per evitare bruciature da freddo e contaminazioni. Scegli quindi , materiali adatti: plastica rigida, vetro o anche sacchetti appositi prestando attenzione a far uscire bene l’aria per evitare ossidazioni.

Frutta e verdura: procedi prima ad una scottatura veloce in acqua bollente o al vapore (così facendo bloccherai l’azione enzimatica), raffredda velocemente in acqua e ghiaccio, scola e metti in freezer.

Con il freddo, i microrganismi andranno in una specie di letargo, che si riattiverà con lo scongelamento dell’alimento.

Vi ricordo che gli alimenti NON SI SCONGELANO MAI A TEMPERATURA AMBIENTE, ma in frigorifero a tempo debito, oppure nel microonde con apposito programma.

I prodotti congelati vanno conservati tra -12° e -18° e durano dai 6 mesi ad un anno, le preparazioni con più ingredienti vanno consumate entro 60 giorni dalla data di preparazione.

Il prodotto SURGELATO invece, deve mantenersi sempre a -18° (max -15° per breve tempo); i cristalli di ghiaccio che si formano sono piccoli e danneggiano meno l’alimento. Proprio perché le dimensioni dei cristalli sono ridotte, possono andare direttamente in padella senza subire scongelamento preventivo.

Anche per questo tipo di prodotto, presta attenzione all’etichetta, alcuni prodotti riportano: IQF=Individual Quick Freezing ossia, ogni singolo pezzo viene surgelato individualmente. La scadenza di un surgelato è solitamente di 18-24 mesi, per consentire la giusta conservazione di alimenti surgelati e congelati,  è necessario impostare il freezer domestico a -18°.

In conclusione:

  • Utilizza borse termiche per il trasporto di alimenti surgelati
  • Non ricongelare un alimento scongelato, al più puoi cucinarlo per qualche preparazione e allora puoi ricongelarlo
  • Se sai di dover congelare un alimento non aspettare!
  • Presta attenzione alla data di scadenza
  • Se apri una confezione, consuma l’alimento entro due settimane

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ottobre 8, 2018by admin0

Mi sono imbattuta in questo libro per caso nella meravigliosa libreria di FICO a Bologna.  Conoscevo già l’autrice, avevo avuto modo di ascoltarla in diversi convegni, in qualità di  presidente dell’ENPAP.

L’argomento “bambini a tavola” è sempre molto delicato, ci preoccupiamo, ci inventiamo formule magiche per farli mangiare.. L’autrice ci spiega come il più delle volte, è una questione di “prospettiva”, e che, esaminando la situazione, la soluzione è sotto ai nostri occhi e più semplice di quel che si pensi.

“Il comportamento alimentare è un comportamento complesso fatto di influenze sociali, condizionamenti ambientali, processi di apprendimento e abitudini automatiche. Non si tratta solo di fattori biologici.”

Non si tratta soltanto di ciò che viene messo in tavola, anzi, il punto centrale è soprattutto come il cibo viene proposto e in quale atmosfera. Sembrerà banale, ma il pasto deve essere consumato in assoluta tranquillità. Un conto è avere le informazioni nutrizionali, un altro, applicarle.

Uno degli errori che compiamo, è quello di mangiare non per bisogni nutritivi, ma per motivazioni differenti. “Siete fissati con i cibi sani ed eccessivamente preoccupati se i vostri figli non li mangiano quotidianamente? Potreste, senza volerlo, essere responsabili di averli abituati ad un rapporto poco equilibrato con il cibo. Siete sicuri di aver educato i vostri figli a smettere di mangiare quando sono sazi? Siete stati attenti a non dare il cibo come premio?”

Si lo so, lo abbiamo fatto tutti e subito tutti, ma rendendoci consapevoli di questo, possiamo almeno provare ad agire diversamente.

Quante mamme sono preoccupate che i bambini non mangiano abbastanza? Possono esserci migliaia di motivazioni, ma tra queste possono esserci: le porzioni eccessive rispetto al peso e all’età del bambino, snack eccessivi nei fuori pasto, un’idea “sbagliata” di quel che per noi è “poco”  per il bambino non lo è.

Quando invece il bambino mangia “troppo”, si consiglia di non focalizzare troppo l’attenzione sul peso o sulla dieta, l’eccessivo introito di cibo può essere figlio di abitudini familiari o l’espressione di un disagio già profondo. Non etichettate vostro figlio/a come un mangione, se ne convincerà lui stesso a forza di sentirselo ripetere.

Viene inoltre riportato uno studio in cui dei bambini lasciati liberi di scegliere cosa e quanto mangiare, sono in grado di regolare in maniera equilibrata la quantità di cibo giornaliera.

Quante volte poi, sentiamo dire “il bambino non mangia le verdure, mangia sempre le stesse cose”? Anche qui, possiamo essere noi stessi a proporre inconsapevolmente sempre gli stessi alimenti, fosse anche solo per il piacere ed il desiderio di veder mangiare il bambino a tutti i costi. Un cibo nuovo è qualcosa che va conosciuto piano piano, si dice che prima di accettarlo, sia necessario proporlo dalle cinque alle dieci volte con una frequenza settimanale di uno o due tentativi.

Insomma, questa è solo una panoramica di ciò che troverete in questo piccolo ed esplicativo libricino!

 


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ottobre 1, 2018by admin0

Dal sito EFA News:

Una delle più grandi e indiscusse passioni che contraddistingue il Bel Paese è sicuramente il caffè: corto, lungo, moca, espresso, americano, macchiato, marocchino, schiumato, caldo, freddo, shakerato… cambiano le forme ma non la sostanza. In vista della Giornata Internazionale dedicata al caffè che ricorre l’1 ottobre, MioDottore –piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche, parte del gruppo DocPlanner– ha coinvolto uno dei suoi esperti, la dottoressa Giulia Raponi,nutrizionista, per far luce sulle proprietà di questa bevanda e sfatare alcuni falsi miti, oltre a scoprire usi inediti del chicco più famoso del mondo.

Caffè: come, quando e perchè? 

La guida di MioDottoreAnche se non di produzione locale, il caffè da sempre si lega alla tradizione culturale ed enogastronomica italiana. Da rito mattutino ad occasione relazionale, fino a rappresentare la carica di energia per eccellenza per lo studio e il lavoro, questa bevanda racchiude molte proprietà benefiche. L’esperta di MioDottore sottolinea che “è in grado di stimolare il sistema nervoso centrale, in dosi controllate aiuta la concentrazione e riduce la sonnolenza. Recenti studi ne hanno dimostrato inoltre l’effetto protettivo nei confronti di alcune malattie croniche, come disturbi cardio e cerebrovascolari, diabete, insufficienza renale e tumori”. Essendo una sostanza eccitante può avere degli effetti indesiderati come ad esempio “provocare sovreccitazione in caso di abuso, che si manifesta sotto forma di ansia o fatica a prendere sonno nei soggetti più sensibili”.

Secondo le indicazioni dell’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) il consumo giornaliero massimo di caffeina si attesta sui 400 mg. Tenendo conto che un caffè americano contiene all’incirca 90-95 mg di caffeina, mentre un espresso solo 80mg, 3 potrebbe essere il numero perfetto di tazze da consumare ogni giorno.  Dosi che devono essere ridotte per due soggetti in particolare: le donne in gravidanza e gli adolescenti. “Le donne incinte e in fase di allattamento devono limitare il consumo a 200 mg di caffeina al giorno, poiché potrebbe incidere sul corretto sviluppo del feto, pertanto si consiglia di ridurre le dosi a un solo caffè durante la giornata” prosegue la Raponi. “Nei bambini è sempre meglio ritardare questa abitudine, si tratta comunque di una sostanza eccitante che si può iniziare ad inserire in età adolescenziale in maniera saltuaria anche per aiutare la concentrazione negli studi con un consumo all’incirca di 3 mg per chilo di peso corporeo”. Particolare attenzione infine devono porla i soggetti che soffrono di gastrite in quanto il caffè può peggiorarne i sintomi.

Vero o falso?

Uno dei principali falsi miti associati al caffè è che possa apportare danni al fegato. Questa credenza è appunto falsa, in quanto un consumo moderato non è affatto nocivo. Un accorgimento da avere, invece, è quello di evitare di berlo subito dopo i pasti dato che “va ad interferire con l’assorbimento di alcune sostanze come il ferro e il calcio, riducendo l’assorbimento di queste sostanze di circa il 20%”. Dettaglio di cui tenere particolarmente conto in particolare negli anziani. E per chi proprio non riesce a rinunciare al rito, dopo il terzo caffè della giornata è consigliabile proseguire con miscele decaffeinate.

Usi alternativi ma altrettanto utili

C’è chi senza caffè non può resistere e appena rientra in Italia da un viaggio non fa che ordinare un espresso, ma ci sono anche molti che del caffè ne hanno fatto una „addiction per usi totalmente diversi. Il caffè, infatti, per le sue caratteristiche e proprietà risulta perfetto in altre situazioni:

– come deterrente dei cattivi odori: porre la polvere in frigo aiuta ad assorbire odori sgradevoli, così come strofinarla sulle mani e risciacquandola dopo aver maneggiato del pesce fresco, aglio o cipolla: un vero rimedio a costo zero.

– come scrub naturale: mescolare la polvere del caffè ad un componente oleoso permette di avere la pelle rigenerata in pochi minuti, anche se la crema è appena finita.

– come aromatizzante naturale: aggiungere qualche goccia di caffé allo yogurt greco bianco permette di assicurare gusto al proprio spuntino, evitando gli zuccheri aggiunti e rimanendo perfettamente in linea.

Il caffè, dunque, se dosato nel modo giusto può offrire numerosi benefici. Non bisogna mai abusarne in particolare in presenza di malattie o patologie particolari. Comunque  è sempre bene, in caso di dubbi, consultare uno specialista per valutare situazioni specifiche ed evitare l’insorgere di effetti indesiderati.

https://www.efanews.eu/it/item/4791-miodottore-quel-che-c-e-da-sapere-sul-caffe.html

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giugno 7, 2018by admin0

C’è chi non ci pensa affatto, chi ne fa una questione vitale: il controllo delle calorie.

Ci hanno insegnato a pensare in questi termini, a volte a mio avviso, anche solo per una questione di marketing.

“Ho comprato questa barretta ai cereali che ha SOLO 100 calorie!”

Bene, ora però guardiamo anche bene cosa c’è dentro a questa barretta: 14g di zuccheri per barretta, 2g di grassi, 1,5g di proteine.

Sapete qual’è il limite giornaliero consigliato di zuccheri? Circa 20-25g. Ecco che con due barrette, o con una barretta ed un caffè zuccherato, si è già oltre il limite.

Avete provato a leggere quanto sia lunga la lista degli ingredienti di tali prodotti confezionati? Si arriva a leggere parole impronunziabili!

Tutto questo non per dire che l’unica alternativa nella vita sia un frutto, per carità, ci sono prodotti molto validi, ma soprattutto per farvi capire quanto sia ingannevole la corsia del supermercato ma soprattutto quanto sia ingannevole il conteggio delle calorie.

Innanzitutto, che cos’è una caloria?

“La Caloria è la quantità di calore richiesta per innalzare di un grado la temperatura della massa di 1kg di acqua distillata da 14,5° a 15,5°, alla pressione di un atmosfera.”

Bene e ora?

Usando le parole del Dottor Rossi (Dalle calorie alle molecole) :

“Per spiegare l’evidenza che le calorie non esistono all’interno del corpo umano, partiamo dalla base: esse si ottengono inserendo un alimento ( 100g di pane o frutta ) in un calorimetro o bomba calorimetrica, nel quale viene ossidato. Il calore liberato dalla combustione tra l’ossigeno, il carbonio e tutte le altre componenti dell’alimento (energia termica ) viene registrato su un display: il valore indica il numero delle calorie liberate  dal singolo alimento.”

Si può quindi affermare che le CALORIE NON ESISTONO, o per lo meno, non all’interno del corpo umano. Non possiamo paragonarci al funzionamento di un macchinario. Ognuno di noi metabolizza i macro e micronutrienti in maniera diversa, e a loro volta, questi alimenti non hanno l’unica funzione di produrre energia, nutrono le cellule, i batteri intestinali..

Prestate attenzione all’ETICHETTA, si, ma non focalizzatevi sulle calorie, piuttosto valutate il quantitativo di zucchero presente nell’alimento, la quantità di grassi saturi e la presenza di proteine e sale.

Detto  questo.. vado a fare merenda con un pò di frutta secca, pensate, RICCA DI GRASSI!!! 😉


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maggio 21, 2018by admin0

Una corretta alimentazione è alla base di uno stile di vita sano, a maggior ragione quando si è in dolce attesa. Il corpo si appresta ad accogliere una nuova vita, ed anche il metabolismo vira a favore della crescita e dello sviluppo del feto.

L’integrazione che viene comunemente consigliata, e riportata anche nelle linee guida OMS, è l’acido folico, per consentire il corretto sviluppo del tubo neurale.

Tra gli alimenti sconsigliati:

  • Uova non cotte, alla coque o in camicia, poiché possono essere veicolo di salmonella.
  • Frutti di mare, sia cotti che crudi.
  • Pesce crudo e pesce affumicato.
  • Latte crudo (non pastorizzato).
  • Formaggi molli da latte crudo (es. feta), formaggi a crosta fiorita ed erborinati quali brie, gorgonzola, camembert, taleggio e formaggi con le venature blu come il gorgonzola e quelli messicani anche come prevenzione per la listeriosi. Possono essere mangiati solo se cotti finché non formano le bolle.
  • Carne cruda o poco cotta.
  • Paté o creme di carne.
  • Carni pronte al consumo spesso crude o poco cotte come salsicce, porchetta, hot dog.
  • Prosciutto crudo, bresaola e carni essiccate, insaccati crudi in genere

Gli alimenti crudi possono essere veicolo di Toxoplasmosi, causata dal protozoo Toxoplasma Gondii, che è in grado di attraversare la membrana placentare e raggiungere quindi il feto con possibilità di indurre problemi al SNC, malformazioni o aborti.

Per ciò che riguarda il consumo di frutta e verdura quindi, assicurarsi sempre di lavare strofinando bene la buccia esterna.

Si consiglia inoltre di:

lavare bene le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti;

cuocere bene la carne e le pietanze surgelate già pronte; evitare il contatto con le mucose dopo aver toccato la carne cruda;

Per i metodi di cottura valgono gli stessi che si raccomandano in uno stato fisiologico: cotture brevi, in poca acqua ( vapore, pressione, al forno..)

L’aumento di peso desiderabile, varierà in base al proprio peso di partenza, indicativamente:

(IMC=rapporto peso/altezza al quadrato)

IMC <18,5                  AUMENTO TOTALE            12,5-18 kg

IMC 18,5 – 24,9         AUMENTO TOTALE            11,5-16 kg

IMC 25-29,9             AUMENTO TOTALE            7-11,5 kg

IMC  >30                  AUMENTO TOTALE            5,9 kg

L’attività fisica, ove consentita dopo consulto medico, non è assolutamente da eliminare! Le linee guida raccomandano 150 minuti di attività fisica a settimana, che sia una camminata, una nuotata o un’attività aerobica a bassa intensità.

L’alimentazione inoltre, è altrettanto FONDAMENTALE in allattamento, poiché si pongono le basi del microbiota intestinale del nascituro e quindi anche delle sue difese immunitarie.

 


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marzo 30, 2018by admin0

Tra le diverse tradizioni il giorno di Pasqua, c’è sicuramente quella di fare una colazione abbondante, costituita da cioccolato, corallina, torta al formaggio, colomba..

Questo perché, secondo religione, i giorni precedenti la Pasqua dovrebbero essere dei giorni di “restrizione”.

Oggi vi propongo un dolce facile, veloce e con qualche richiamo alla “Colomba Pasquale”, in realtà, con queste dosi ne viene fuori una porzione abbondante, che può essere divisa in due tazze più piccoline.

Ho usato degli ingredienti diversi dal solito, per alcune loro proprietà:

la farina FIBERPASTA e lo ZUCCHERO DI COCCO per il loro basso indice glicemico.

Per una MugCake da condividere:

70g di farina FiberPasta

30g di farina di mandorle

un cucchiaino di lievito per dolci

10g di arancia candita

25g di olio di cocco o EVO

scorza di un limone

vaniglia in polvere

un goccio di latte

85g di albume

Unire tutti gli ingredienti direttamente in tazza fino ad ottenere un composto morbido.

Cuocere in forno a microonde per 4-5 minuti.

Sfornare e gustare!

 


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febbraio 28, 2018by admin0

“Le uova mi piacciono, ma le evito, sa.. per il colesterolo”

In realtà le uova contengono molto più del cattivissimo colesterolo; le uova di gallina, quelle più consumate,contengono proteine di alta qualità e in quantità, quindi tutti gli amminoacidi essenziali che l’organismo non è in grado di produrre, oltre a vitamine (A,B6,B12) e minerali (colina,ferro,calcio,fosforo,potassio).

E il colesterolo? Un uovo ne contiene all’incirca 200 mg,per cui, stando ai valori stabiliti, con due uova, saremmo già fuori dal range consentito di 300 mg. La presenza delle lecitine però favorisce il trasporto del colesterolo dalle arterie al fegato, potenziando quindi l’attività delle Hdl, ossia il colesterolo BUONO. Inoltre le uova, (tranne che fritte o eccessivamente cotte), sono facilmente digeribili.

Inseriamo quindi le uova nella nostra dieta, di buona qualità, biologiche, che sia a colazione, a pranzo, a merenda, come volete!

Che sia una frittata dolce con un frutto o un toast con un uovo…In fondo Emma Morano ha dichiarato che uno dei suoi segreti della vita ultracenteneria era proprio mangiare 3 uova al giorno!


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febbraio 27, 2018by admin0

Tutti i tipi di salmone sono uguali? Quali sono le differenze tra quello di allevamento e quello selvaggio? Attualmente, è molto più diffuso il salmone di allevamento e sempre più raro quello selvaggio. Nell’Oceano Atlantico, ritroviamo una sola specie di salmone (il salmo salar), nel Nord Pacifico ci sono invece ci sono sei specie di salmone di cui cinque pescate.
Queste sono:

Salmone reale: È la specie più grande dell’Alaska. È possibile acquistarlo fresco per 9/10 mesi all’anno oppure affumicato e congelato, in pezzi interi o in filetti.

Salmone rosso: ha dimensioni medie ed è più sottile.Le sue carni sono di un colore rosso intenso ed è più compatta.

Salmone argentato: è il più simile al Salmo Salar dell’atlantico, è il più popolare in Europa.

Salmone Keta: ha un sapore delicato e un prezzo conveniente.

Il salmone si può pescare con pesca troll: ossia con lunghe lenze oppure con le reti in mare aperto.

La gran parte del pesce che abbiamo in Italia, proviene dalla Norvegia,ma può essere anche irlandese,scozzese,cileno.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di salmone di allevamento, proprio per la scarsa disponibilità di salmone selvaggio.

Quando si può, accettando il fatto che quest’ultimo avrà sicuramente un prezzo più alto ( a partire dai 50€ al kg all’incirca), è meglio scegliere questa varietà, e magari prestare attenzione all’etichetta, la “salatura a secco” ci assicura qualità organolettiche migliori poiché significa che non è stata usata salamoia. Inoltre, l’etichetta ci dice anche come viene affumicato : “con legno di faggio,quercia..” e ciò sta ad indicare che è stata utilizzata la tradizionale tecnica di affumicatura e non tramite l’uso di distillati di fumo liquido (metodo più conveniente, perché il salmone non perde peso).

Il contenuto lipidico è inferiore dai 2 ai 4 g per 100g contro 10/13 del salmone di allevamento, ed ovviamente, presenterà meno inquinanti o residui di eventuali antibiotici. Entrambi sono fonte di Omega3, ma pensare di assumerne abbastanza solo con l’introito di salmone è un utopia, in alcuni casi è necessaria un integrazione con dei buoni prodotti, che abbiano almeno certificazione IFOS.

In generale, consiglio il consumo di pesce di taglia “grande” una-due volta a settimana a seconda dei casi; è buonissimo insieme ad una salsa di avocado a comporre un toast, o il trancio al forno con una salsa tzatziki di accompagno, o al curry cotto con latte di cocco!


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